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Addio Andrea Camilleri: l'amore del papà di Montalbano per la Sardegna

la laurea di andrea camilleri a cagliari
La laurea di Andrea Camilleri a Cagliari

È stato uno delle figure più prolifiche del panorama artistico-culturale dell'ultimo secolo. Andrea Camilleri, scomparso oggi all'età di 93 anni, ha attraversato diverse forme di narrazione con lo stesso successo per oltre 60 anni: dalla sceneggiatura alla regia televisiva e treatrale, dalla saggistica alla narrativa. Dopo una lunga carriera come regista teatrale, televisivo e radiofonico, nel 1978 esordisce infatti nella narrativa. Nel 1994 crea la fortunata serie del commissario Montalbano, protagonista di molti romanzi e di una fiction tv di enorme successo. Tra gli innumerevoli riconoscimenti ricevuti da Camilleri, anche il premio Campiello 2011 alla carriera. I suoi libri, tradotti in tutto il mondo, hanno venduto oltre 30 milioni di copie.

Con la Sardegna aveva un rapporto strettissimo. Il docente dell'Università di Cagliari Giuseppe Marci, suo grande amico aveva ispirato la figura del commissario Montalbano. E proprio grazie a Marci lo scrittore siciliano con l'ateneo manteneva un confronto costante, tanto che nel 2013 aveva ricevuto la Laurea honoris causa in Lingue e Letterature Moderne, Europee e Americane.

la laurea di andrea camilleri a cagliari nel 2013
La laurea di Andrea Camilleri a Cagliari nel 2013
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La laurea di Camilleri a Cagliari nel 2013
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La laurea di Camilleri a Cagliari nel 2013
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La laurea di Camilleri a Cagliari nel 2013
la laurea di camilleri a cagliari nel 2013
La laurea di Camilleri a Cagliari nel 2013
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Il 10 maggio Camilleri prima della cerimonia aveva tenuto una lectio magistralis sul rapporto tra genitori e figli. Dopo l’introduzione del Rettore Giovanni Melis, e la laudatio del prof. Giuseppe Marci, aveva tenuto una lezione spaziando da Verga a Grazia Deledda, da Gavino Ledda a Pirandello a Italo Svevo. Di quest’ultimo aveva commentato in particolare un capitolo de “La coscienza di Zeno”, soffermandosi in particolare sul contrasto generazionale, “tra padri e figli – ha detto – ma che diventa tra vecchi e giovani”.

“Il movente del contrasto – ha spiegato Camilleri – è sempre sulla ‘roba’, cioè sulla proprietà. Chi l’ha accumulata nutre il timore che chi la erediterà non sarà in grado neppure di mantenerla. E alla paura del nuovo fa da controcanto l’insofferenza verso le regole: si tratta di uno scontro tra due mondi chiusi nelle loro certezze”.

Citando Pirandello aveva aggiunto “formichetta si nasce, moscerino, filo d’erba”, mentre la parte centrale della lezione si è sviluppata intorno al “secondo nucleo narrativo del libro di Svevo, il rapporto tra Zeno e il padre”. Quindi la sorpresa: “Se mi sono soffermato su questo capitolo è perché mi permette di passare all’autobiografia”. L’autore del Commissario Montalbano ha quindi raccontato il proprio personale rapporto con il padre e la malattia che – quando Camilleri aveva 42 anni - lo condusse alla morte, insieme al ritrovato rapporto filiale nell’ultimo periodo della vita. “Penso di averlo deluso sempre – ha confidato lo scrittore – L’amavo intensamente, anche se non mi piacevano le cose che faceva. Amavo molto i libri che leggeva. Era stato fascista, squadrista, ma mai facinoroso né settario”. “Partecipò alla guerra nella Brigata Sassari – aveva aggiunto – agli ordini di Emilio Lussu, verso il quale nutriva un’autentica ammirazione”. Il ricordo degli ultimi istanti di vita del padre ha concluso, tra gli applausi, la lectio magistralis.

E prima di ripartire aveva lasciato un biglietto: “Cagliari oggi è bellissima, fatta più bella dall'alto onore che mi tributa il suo Ateneo e di cui sono infinitamente grato e commosso”.

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