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Stagione Cedac

Alessandro Serra mette in scena “Il giardino dei ciliegi” di Čechov al Teatro Massimo di Cagliari

il giardino dei ciliegi
Il giardino dei ciliegi

Si alza il sipario sulla Stagione 2019-2020 de La Grande Prosa al Teatro Massimo di Cagliari – organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del Comune di Cagliari, della Regione Sardegna e del MiBACT e con il prezioso contributo della Fondazione di Sardegna. Undici titoli in cartellone da novembre ad aprile tra immortali capolavori e testi contemporanei con sapienti intrecci e raffinati rimandi fra letteratura, teatro e cinema con i grandi nomi della scena italiana e non solo e incursioni nella storia del jazz per un omaggio a Chet Baker affidato a Paolo Fresu.

Tra i protagonisti Maria Paiato, “Madre Courage” in una moderna mise en scène dell'opera brechtiana, Isa Danieli e Giuliana De Sio, sorelle in guerra tra questioni domestiche e piccole e grandi tragedie del quotidiano ne “Le signorine” di Gianni Clementi, mentre Anna Maria Guarnieri e Giulia Lazzarini interpretano le due incantevoli e pericolose dame di “Arsenico e vecchi merletti”, brillante commedia “nera” diretta da Geppy Gleijeses e Umberto Orsini è “Il costruttore Solness” nel dramma di Henrik Ibsen accanto a Lucia Lavia, Renata Palminiello, Pietro Micci, Chiara Degani e Salvo Drago, per la regia di Alessandro Serra. Sotto i riflettori Sergio Rubini (che firma anche la regia) e Luigi Lo Cascio in “Dracula” dal romanzo di Bram Stoker, Anna Foglietta e Paolo Calabresi con Anna Ferzetti, David Sebasti e Simona Marchini in “Bella Figura” di Yasmina Reza con regia di Roberto Andò, Giuseppe Cederna con Vanessa Gravina e Roberto Valerio (che cura la regia) nel “Tartufo” di Molière, Michele Sinisi interpreta “Platonov” ovvero “Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove” nella versione de Il Mulino di Amleto e Daniele Russo, nel ruolo che fu di Marlon Brando in “Fronte del porto” - in chiave partenopea - per la regia di Alessandro Gassmann.

Un eccellente e affiatato cast - Valentina Sperlì, Leonardo Capuano e Chiara Michelini, Marta Cortellazzo Wiel e Petra Valentini, Bruno Stori, Massimiliano Donato, Massimiliano Poli, con Arianna Aloi, Andrea Bartolomeo, Fabio Monti e Felice Montervino per “Il giardino dei ciliegi” diretto da Alessandro Serra – che inaugura la stagione in prima nazionale sabato 9 novembre – e l'arte della tromba di Paolo Fresu in “Tempo di Chet/ La versione di Chet Baker” di Leo Muscato e Laura Perini: un flusso di parole e note per un ritratto del leggendario musicista americano, “maledetto” e dallo smisurato talento, stella internazionale del jazz.

Una stagione avvincente che spazia dalla commedia al dramma, dai grandi classici alle pièces di autori contemporanei, che continua idealmente ne “Il Terzo Occhio” - la rassegna dedicata alle nuove sensibilità e ai nuovi linguaggi al TsE di Is Mirrionis a Cagliari e si intreccia al cartellone della danza all'Auditorium del Conservatorio “G. Pierluigi da Palestrina” di Cagliari per regalare inedite visioni e emozioni nel segno della bellezza.

Un viaggio attraverso quattro secoli di teatro – dal demistificante “Tartufo” di Molière ai nodi irrisolti e le nevrosi in “Bella Figura” di Yasmina Reza, dalle inquietudini segrete dei personaggi e la fine di un mondo in “Platonov” e “Il giardino dei ciliegi” di Anton Čechov all'ambizione e le passioni de “Il costruttore Solness” di Henrik Ibsen, il romanticismo “gotico” di “Dracula” di Bram Stoker e l'humour nero di “Arsenico e vecchi merletti” di Joseph Kesserling, lo sconcertante ritratto di famiglia de “Le signorine” di Clementi, la tragedia e gli orrori della guerra in “Madre Courage e i suoi figli” di Bertolt Brecht e le lotte dei lavoratori e il potere del “sindacato” in “Fronte del porto” di Budd Schulberg fino all'omaggio a Chet Baker di “Tempo di Chet”.

Ouverture in chiave poetica e quasi onirica con “Il giardino dei ciliegi” di Anton Čechov nell'originale mise en scène firmata da Alessandro Serra, con la cifra immaginifica e evocativa del regista del “Macbettu” (spettacolo vincitore del Premio Ubu 2018) - in prima nazionale sabato 9 novembre alle 20.30 al Teatro Massimo di Cagliari, dove sarà in cartellone fino al 16 novembre. Una pièce di straordinaria raffinatezza che rimanda a un'epoca irrimediabilmente lontana, come l'eco di una felicità perduta, di un'antica innocenza, un'età dei giochi spensierata e idealizzata in uno spazio astratto e insieme abitato da oggetti “concreti” dove i personaggi si muovono, respirano, vivono, amano, sognano, si disperano come in un'immagine in dissolvenza, remota eppure vivida e toccante, perfino allegra a tratti, ma pervasa da una sottile e crudele malinconia.

Scrive nelle note il regista Alessandro Serra (già Premio Hystrio 2019): «Il giardino dei ciliegi si apre e si chiude in una stanza speciale, ancora oggi chiamata stanza dei bambini. Tra poco arriveranno i padroni, hanno viaggiato molto, vissuto e dissipato la loro vita. Bambini invecchiati che tornano a casa.

Tuttavia il sentimento che pervade l’opera non ha a che fare con la nostalgia o i rimpianti ma con qualcosa di indissolubilmente legato all’infanzia, come certi organi misteriosi che possiedono i bambini e che si atrofizzano in età adulta. L’incombere della scure sul giardino provoca un senso di dolore sconosciuto, un risvegliarsi di quegli organi non ancora del tutto spenti nella loro funzione vitale. Un dolore che non ha nome e che solo guardando negli occhi il bambino che siamo stati potrà placarsi.

Non c’è trama, non accade nulla, tutto è nei personaggi. Una partitura per anime in cui i dialoghi sono monologhi interiori che si intrecciano e si attraversano. Un unico respiro, un’unica voce. Non vi è alcun tono elegiaco, è vita vera distillata: si dice, si agisce».

Un gioco di contrasti, un raffinato contrappunto Un valzerino allegro in una commedia intessuta di morte. Comicità garbata, mai esibita, perfetto contrappunto in un’opera spietata e poetica. I personaggi ridono e si commuovono spesso, il che non significa che si debba piangere davvero, è piuttosto uno stato d’animo, scrive Cechov in una lettera, che deve trasformarsi subito dopo in allegria».

Sotto i riflettori (in ordine alfabetico) Arianna Aloi, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Marta Cortellazzo Wiel, Massimiliano Donato, Chiara Michelini, Felice Montervino, Fabio Monti, Massimiliano Poli, Valentina Sperlì, Bruno Stori, Petra Valentini che prestano corpo e voce ai personaggi – come sottolinea Alessandro Serra – all'interno di «una partitura musicale che, scrive Mejerchol’d, è come una sinfonia di Čajkovskij».

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