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L'Opinione con Nicola Scano: L'Italia del mose e le barriere sarde

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Il mose funziona. Veneziani senza stivali e passerelle, l’acqua non ha invaso case e piazze. Nella laguna domata sono così affondate le proteste di anni fa. E gli striscioni contro il Mose sono consegnati alla memoria. Arrotolotati da una evidente sconfitta. Ieri Salvini ha rivendicato la scelta. Il modulo sperimentale elettromeccanico (questo vuol dire Mose) ha aperto il suo cantiere nel maggio 2003. Ma la progettazione inizia nel giugno 1980. Era ministro dei Lavori Pubblici Franco Nicolazzi. Travolto anche lui dalle alte maree che investirono la Prima Repubblica. La storia è lunga: ritardi, riserve sull’impatto ambientale, costi in continua lievitazione. Come il Mose, tante altre infrastrutture nel nostro Paese. Ma ieri il Mose ha riscattato quella visione del 1980 e messo in archivio i 35 arresti che tra il 2013 e il 2014 gettarono più di un ombra sul gioiello dell’ingegneria italiana. Si parlò di tangenti e fondi neri. Poi arrivarono tre commissari nominati da Renzi per proseguire i lavori. Ma veniamo a oggi: Salvini, a fianco di Giorgia Meloni, ha detto che bisogna pensare in grande. E ha ragione. In Sardegna molte grandi cose aspettano di essere realizzate, e altre sono pensate proprio qui. Pensate e proposte. Se il mose celebra la scelta delle infrastrutture, prima del Ponte di Messina, la Sardegna si ‘’accontenta’’ di avere strade, ferrovie, dighe. Il nostro Mose è fatto di barriere alle pari opportunità rispetto al resto del Paese. E noi vorremmo abbassarle, il più presto possibile.

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